Elettrosmog: Alcune note sul referendum contro “l'elettrodotto coattivo”


La scarsa attenzione dei media sui temi referendari del prossimo 15 Giugno insieme all'appiattimento della discussione solo sul (seppur importante) referendum riguardante l'articolo18 dello statuto dei lavoratori, rende necessarie alcune note sul referendum per l'abrogazione del cosiddetto “elettrodotto coattivo”.

Il problema di partenza è l'elettrosmog, cioè la possibilità di effetti sanitari dovuti ai campi elettromagnetici generati dagli elettrodotti o altre emittenti. Spesso le cronache degli ultimi anni hanno segnalato proteste e allarmi popolari. Nelle nostre zone l'attenzione si è concentrata specialmente attorno alle antenne per telefonia cellulare ed alla dorsale di 380.000 Volts che attraversa la piana del Sele per continuare nella valle del Calore fino al Vallo di Diano.

La sensazione di insicurezza è ulteriormente aumentata con i decreti attuativi della “legge quadro” 36/2001, annunciati dal governo in queste settimane, i quali non hanno recepito appieno i limiti di attenzione proposti da più parti, tra cui alcuni ambienti di ricerca scientifica.

Questo referendum si ripropone di dare al cittadino la possibilità di bloccare il proliferare degli elettrodotti facendogli scegliere se far passare o no le linee elettriche nel proprio terreno.

Esso riguarda l'abrogazione dell’articolo 119 del Regio Decreto N. 1775, che impone ai cittadini di lasciare il passaggio alle condutture elettriche a chi ne abbia ottenuto l’autorizzazione.

In pratica il cittadino è obbligato a concedere il proprio terreno a qualsiasi ente che abbia ottenuto autorizzazione a costruire un elettrodotto. Egli, quindi, non ha diritto di negare una situazione potenzialmente dannosa per la sua salute.

Contro l'abrogazione c'è chi si auspica un regime di mercato più concorrenziale a seguito della liberalizzazione della produzione e distribuzione dell'energia elettrica in Italia, in atto in questo periodo. Porre difficoltà alla creazione di nuovi elettrodotti potrebbe rallentare, ed in alcuni casi fermare, tale rinnovamento a favore del vecchio monopolista (leggi ENEL). Del resto anche l'ENEL vede nell'abrogazione dell'articolo 119 una tendenza pericolosa, in quanto rallenterebbe i suoi piani di sviluppo futuro.

Dall'altro lato vengono fatte considerazioni sanitarie. Infatti il cosiddetto “principio di precauzione” consiglierebbe valori di campo di induzione magnetica inferiori a 0,2 microTesla mentre sia le leggi attuali che quelle annunciate (i decreti attuativi della legge quadro 36/2001) propongono al più obiettivi di qualità di 3 microTesla. Con la vittoria del sì il cittadino potrebbe risolvere alla fonte il problema evitando che gli elettrodotti passino nei propri terreni.

Il fine ultimo dei sostenitori del sì è di aprire un tavolo di trattative in cui il problema sia risolto in modo più generale, tenendo conto al meglio del principio di precauzione, inserendo nel discorso anche le radiazioni prodotte da emittenti radiotelevisive e/o di telefonia mobile.

Un referendum importante, quindi, che coinvolge i processi economici dei prossimi anni in Italia, ma soprattutto la salute delle persone. La vittoria del no o dell'astensionismo potrebbe rivelarsi una sconfitta, forse definitiva, per le forze che si battono per la preminenza della salute rispetto agli interessi economici.


Antonio Petraglia

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